Le scuole, il loro tempo e il loro spazio: funzionali? disfunzionali?
Per la casa editrice il Mulino è appena uscito il volume, a cura di Giulia Guglielmini e Veronica Mobilio, Innovare la scuola attraverso tempo e spazio, liberamente a disposizione su Darwin Books a questo link.
Sono stato incaricato di scrivere il capitolo primo, dedicato ai Riferimenti normativi e assetti organizzativi per la progettazione e la programmazione. Ne ho approfittato per alcune riflessioni che rapportano l'aspetto giuridico all'aspetto pedagogico didattico, e per togliermi qualche sassolino rispetto a prassi disfunzionali che ho visto e vedo adottate in non poche istituzioni scolastiche.
Ho scandito il tutto in quattro paragrafi:
- Tempo e spazio negli ordinamenti
- Arredi e strumenti: tra innovazione e fraintendimenti
- L’àncora evangelica: «Τὸ σάββατον διὰ τὸν ἄνθρωπον ἐγένετο καὶ οὐχ ὁ ἄνθρωπος διὰ τὸ σάββατον». Contro l’inversione mezzi-fini.
- Il d.P.R. 275/1999, il curricolo e l’esercizio dell’autonomia
- Programmi, progettazioni e derive progettuali.
Ed eccovi l'incipit:
«Per la scolastica medievale, con l’espressione hic et nunc, «qui e ora», si indicava solitamente l’impellenza di un’azione. A ben vedere, il motto si presta icasticamente a scolpire la rilevanza delle coordinate spaziali e temporali nelle quali si colloca qualsiasi azione umana. Avvertenza, pressoché inevitabile, è che il tempo rappresenta l’unica risorsa davvero non rinnovabile. Scorre, inesorabilmente, per noi e per gli altri, che sia dilapidato, speso oppure investito.
Applicato al campo specifico dell’istruzione, l’hic et nunc si apre a corolla e può essere utilizzato quale categoria interpretativa o criterio decisionale per qualsivoglia istituto del diritto scolastico e in ciascuna delle dimensioni che è chiamato a regolare, dalla macro degli ordinamenti didattici, alla meso dell’istituzione scolastica, alla micro dell’ambiente di apprendimento, con un reticolo pressoché infinito di variazioni»…

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